La classe Diecipiedi, fondata vent'anni su nostra iniziativa, ha ormai una sua vita autonoma e un suo sito ottimamente curato dal Segretario di classe, Renzo Lionello. Il sito www.diecipiedi.it è costantemente aggiornato e ricco di fotografie, informazioni e commenti e quindi rimandiamo a esso per informazioni sull’attività della classe, sul calendario, sulle classifiche.
Ci limitiamo nella nostra pagina a dare notizia di due iniziative relative all’attività della classe che ci stanno a cuore. Ogni anno le rilanciamo e per quanto finora non abbiano raccolto grandi consensi fra gli amici diecipiedisti speriamo che, a furia di insistere, qualcuno raccolga l'invito e condivida queste nostre proposte. Nel caso saremo ben lieti di collaborare nell'organizzazione di eventi che ad esse si ispirino.
Si tratta di:
- record di velocità su un diecipiedi
- raid avventura sul fiume Po.
Potete infine trovare in questa sezione due articoli che riguardano la costruzione e progettazione di diecipiedi. Nulla di particolarmente tecnico o astruso ma solo qualche considerazione sparsa che può servire a chi si vuole progettare, acquistare o costruire un diecipiedi.
Record di velocità
L’iniziativa era stata da noi proposta nel 2007 con l’altisonante definizione di “Trofeo BCA – Demco; campionato del mondo di velocità per diecipiedi”. L’idea non ha finora raccolto molto seguito e di fatto c’è stata una sola sessione ufficiale di prove di velocità, parzialmente inficiata dal funzionamento erratico del GPS con cui venivano rilevate le velocità. Il record omologato è di 9,6 nodi, velocità rispettabile per un diecipiedi ma non imbattibile. Il recordman è Fulvio Cocchi su Slim.
I motivi dell’insuccesso del Trofeo BCA-Demco possono essere molteplici e ho provato ad analizzarli. Scarterei a priori quelli che mettono in discussione il valore e le qualità dei diecipiedisti stessi. Per esempio mi guarderei bene dal pensare che i diecipiedisti:
- preferiscano, con il tipo di vento necessario per stabilire il record, starsene a terra piuttosto che rischiare di fare un bagno o danneggiare la loro barca;
- temano che questo trofeo vada a finire ai soliti “primi della classe” e che sia frustrante tentare di batterli;
- pensino che con una misurazione precisa della loro prestazioni siano costretti a ridimensionare le velocità che pensavano di raggiungere.
Ritengo invece che i motivi per cui non hanno partecipato siano attribuibili alla formulazione del regolamento e precisamente:
- il trofeo prevedeva ricchi premi in denaro e i diecipiedisti temevano forse di apparire troppo venali nell’impegnarsi. Questa ipotesi è confortata dal fatto che il vincitore non ha voluto ritirare il premio previsto;
- il trofeo prevedeva stretti controlli burocratici per provare la veridicità del risultato raggiunto. I diecipiedisti l’hanno presa come una mancanza di fiducia nei loro confronti;
- i diecipiedisti, notoriamente schivi e alieni da ogni forma di divismo, hanno forse pensato che stabilendo un record del mondo ne avrebbero conseguito una gloria tale da sconvolgere le loro vite.
Facendo tesoro di questa esperienza la BCA-Demco kit annulla il trofeo ma non rinuncia all’idea di cercare di raggiungere la massima velocità di un diecipiedi, di registrarla e di confrontarla con quella che altri riescono a raggiungere.
Il primo obbiettivo è quello di superare la barriera dei 10 nodi e da lì cercare di portare l’asticella sempre più in alto.
Per il recordman né onori né ricchezze ma solo il piacere di godere dell’ebrezza della velocità.
Lo scopo è uno di quelli che sono alla base della creazione della classe diecipiedi: avere la possibilità di sperimentare in pratica e con un investimento minimo idee progettuali, sistemi costruttivi e di confrontarle con amici che condividono gli stessi interessi.
In termini pratici la BCA-Demco organizzerà delle “sessioni di velocità”, soprattutto a Cernobbio ma eventualmente anche in altre località adatte, aperte a tutti i diecipiedisti interessati, in occasione delle quali si misureranno e confronteranno le rispettive velocità. Dovendosi approfittare di condizioni meteo favorevoli, non prevedibili a lungo termine, le date potranno essere stabilite “last minute” e sarà nostra cura portarle a conoscenza degli interessati attraverso la nostra Newsletter, il nostro sito e attraverso la segreteria di classe. Chi vuole essere sicuro di ricevere i preavvisi rapidamente può comunicarci la sua e-mail manifestando il suo interesse per il record.
Raid avventura sul Po
Nel luglio del 2008 abbiamo organizzato un piccolo raid-avventura di quattro giorni sul fiume Po, a cui hanno preso parte cinque imbarcazioni, di cui tre erano dei Farò.
L’idea nasceva dal mio desiderio personale, tuttora perdurante, di effettuare un percorso relativamente lungo su una piccola barca a vela e a remi. La scelta del Po si è rivelata ottima e le condizioni, con un livello del fiume insolitamente alto vista la stagione, ci sono state molto favorevoli. Intorno al fiume abbiamo goduto di una natura ancora molto vergine (almeno per chi lo guarda da una piccola barca) ma non lontana dai comfort della vita moderna, e il tutto in un ambiente di grande interesse dal punto di vista antropologico, naturale, culturale e gastronomico. Un aspetto che abbiamo assai apprezzato è che la corrente consente già di per sé di fare qualche decina di kilometri al giorno con poca fatica, ciò che, dato il poco vento incontrato, ci è stata di grande aiuto.
Le controindicazioni dell'itinerario sono state poche e perfino le temutissime zanzare sono state praticamente assenti. Un paio di rovesciamenti nella corrente, i numerosi insabbiamenti (con l'oscura minaccia dei pesci siluro) hanno dato quel minimo di senso dell'avventura senza il quale ci saremmo divertiti meno.
Da allora non abbiamo più organizzato alcun raid ma il ricordo del giro sul Po di tanto in tanto si riaffaccia e ci fare piacere, se qualcuno si unisce, ripetere l'esperienza, o proseguendo nell'itinerario fluviale o anche in altre zone. Se ci sono proposte siamo ben lieti di considerarle.
Archivio articoli della Diecipiedi
Qual
è il diecipiedi più veloce? di
Paolo Lodigiani
La stagione 2006 si è da poco conclusa ed è stata,
per quanto mi riguarda, prodiga di soddisfazioni
dal momento che mi sono aggiudicato il campionato
con 6 vittorie e 2 secondi posti sulle otto prove
disputate. Se non fosse per la mia innata modestia
potrei anche montarmi la testa e credermi un campione!
Ma innanzitutto non dovrei dire “ho vinto” ma, al
modo di Valentino Rossi, “abbiamo vinto”, riferendomi
a me stesso e alla mia barca (Valentino con il plurale
si riferisce anche alla sua squadra ma sotto questo
aspetto la mia squadra sono io e quindi mi basterebbe
parlare al singolare). In secondo luogo a frenare
il mio orgoglio è il constatare che il mio dominio
è stato tutt’altro che incontrastato e che quest’anno
più che mai le prove sono state combattute fino
all’ultimo bordo, con distacchi minimi e molti timonieri
che potevano aspirare alla vittoria finale. Anche
le barche hanno subito un assai positivo livellamento
verso l’alto e ormai sono parecchie le barche che
lottano ad armi quasi pari. Mi sembra dunque opportuno,
basandomi sull’esperienza maturata in quindici anni
di attività come diecipiedista, cercare di rispondere
alla domanda su qual è il diecipiedi più veloce.
Le qualità di una barca non si possono valutare
in assoluto ma solo in funzione dell’uso a cui è
essa è destinata e di chi sta a bordo. Sotto questo
aspetto la classe diecipiedi presenta due rilevanti
peculiarità rispetto ad altre classi da regata:
la prima è che si tratta di una classe in cui la
competitività è molto temperata da una generale
tendenza al relax: i timonieri sono, per età o per
natura, poco propensi alla fatica, alle scomodità
e ancor meno all’acrobazia. La seconda, in parte
legata alla prima, è che quando fa freddo, tira
troppo vento o, peggio ancora, si rischia di prendere
pioggia, si raggiunge in genere senza troppa difficoltà
un generale consenso sul sostituire la regata con
altri tipi di attività più consone alle condizioni
meteo, ossia si va a mangiare tutti insieme.
Questo fa sì che le prove si svolgano in condizioni
di vento molto variabili, prevalentemente fra 0
e 10 nodi. Ogni tanto è inevitabile che del tutto
inaspettatamente ne arrivino di più e ovviamente
anche in queste circostanze bisogna sapersela cavare.
Tutto questo rende il diecipiedi un tema progettuale
affascinante. E’ infatti relativamente facile disegnare,
per fare un esempio, un Moth vincente (i Moth, si
ricorda, sono barche lunghe 11 piedi, con una superficie
velica di 8 mq, e un regolamento di stazza molto
aperto, non troppo diversi quindi in teoria dai
diecipiedi). Si fa uno scafo assurdamente stretto,
lo si dota di due sofisticate alette sostentatrici,
lo si affida a un giovane, atletico e superallenato
campione in grado di farlo sollevare e stare in
precario equilibrio sulle sue alette e questo, spinto
dal bel vento sostenuto e costante tipico delle
regate di questa classe, volerà librandosi sulle
acque verso la vittoria. Se non vince lui vincerà
uno quasi uguale, che se ne differenzia dal punto
di vista progettuale per dettagli minimi, impercettibili
all’occhio umano. Nella classe diecipiedi il lavoro
del progettista è molto più radicale, in quanto
deve prendere in considerazione una grande quantità
di fattori e fare scelte drastiche. Per questo è
difficile dire qual è la tipologia di barca più
veloce. Penso che qualche osservazione si possa
comunque fare, cominciando dal vedere quali sono
le barche più lente, praticamente escluse dalla
vittoria. Metterei al primo posto in questa classifica
all’incontrario il catamarano. Mi sembra ormai accertato
che il catamarano ha solo una condizione, il vento
molto forte, in cui può competere con trimarani
e monoscafi, e anche in questa situazione non è
certo di primeggiare. Lo sarebbe se riuscisse a
navigare su un solo scafo ma è una situazione che,
per quanto io ricordi, nella storia della classe
si è vista molto raramente e solo per brevi istanti.
Con poco vento il catamarano è molto penalizzato
dalla sua superficie bagnata e irrimediabilmente
lento. Fra trimarani e monoscafi la battaglia è
molto più aperta: come regola generale il monoscafo
prevale con poco vento e il trimarano con più vento
e chi sa qualcosa su come funziona la resistenza
di uno scafo non se ne stupisce. Così come non si
stupisce che con vento molto forte, quando il monoscafo
riesce a entrare in planata, esso ritorni a essere
competitivo con il trimarano e, se ben condotto,
riesca a superarlo. Il monoscafo per andar bene
deve essere stretto: il problema è quanto stretto
si riesca a farlo mantenendogli una stabilità sufficiente
per non rovesciarsi. E’ chiaro che un monoscafo
stretto quanto il Moth (30 cm al galleggiamento)
sarebbe velocissimo ma affidato a un diecipiedista
non riuscirebbe a stare in piedi probabilmente nemmeno
quanto basta per tagliare la linea di partenza.
Il problema del progettista è dunque quanto stretto
si possa fare un diecipiedi perché possa essere
portato da un diecipiedista. Il Piccolo di Nero
Cirla è un esempio di monoscafo non molto stretto
ma che rende bene (prescindendo dai meriti del timoniere)
grazie sia all’ottima finitura e all’attrezzatura
efficiente sia alla sua affidabilità che lo rendono
ben controllabile in tutte le circostanze. Altro
esempio interessante di monoscafo è l’ Emc3 di Prina
a fondo piatto e sezione rettangolare, stretto ma
non strettissimo, che si è rivelato più veloce di
quanto il suo aspetto facesse pensare. Al contrario
lo Scheggia ha un po’ deluso rispetto alle aspettative
di prestazione teoriche: l’intenzione del progettista
(la conosco in quanto sono io) era di fare una barca
stretta al galleggiamento e con fiancate molto svasate
sopra il galleggiamento in modo da avere sia prestazioni
che stabilità. Purtroppo non è facile tenere una
barca perfettamente dritta e quindi la barca, pur
avendo buoni spunti, non ha quella continuità di
rendimento che consente di vincere le regate. Quest’anno
dovrebbero apparire sui campi di regate due nuovi
diecipiedi monoscafi più stretti di tutti quelli
realizzati in passato e dotati di terrazze. Se non
si rovesceranno daranno certamente del filo da torcere
ai trimarani. Disegnare un buon trimarano è più
facile anche se non sempre le cose vanno come la
teoria vorrebbe. Lo scafo tondo dovrebbe essere
il migliore e sotto questo aspetto uno scafo a spigolo
assimilabile al tondo quale quello del Tripessit
di Guido Ratti dovrebbe essere la soluzione ottimale,
poco inferiore a quella di uno scafo tondo. In realtà
sembrano più veloci i trimarani Farò e Paci con
scafo a sezione quadra costruiti da Casavecchia
e portati dallo stesso Marco Casavecchia e da Giorgio
Mardegan.
Con
entrambi ho avuto epiche lotte e in più di una prova
hanno prevalso loro. Ma anche in questo caso non
è la carena a fare da discriminante: basti pensare
che Ratti guida la barca seduto al centro su un
confortevole sedile con cuscino, con un volante
da camionista e la pompa elettrica in azione appena
entra un po’ d’acqua (a quando l’autoradio, Guido?)
per capire che la vittoria in regata non è per lui
un’ossessione. A parte questo i trimarani di Casavecchia
hanno gli scafi un po’ più alti sull’acqua e questo
è un indubbio vantaggio in quanto avere tre scafi
che toccano l’acqua è molto penalizzante dal punto
di vista della resistenza d’attrito. Io ho scelto,
e credo che sia la soluzione migliore (altrimenti
non l’avrei scelta) un compromesso: il monotrimarano,
ossia una barca fatta per navigare su un solo scafo
ma tanto instabile da aver bisogno di due galleggianti
per non rovesciarsi con una certa frequenza. Il
progetto del Gerovital si è mostrato molto versatile
in quanto anche con vento molto leggero si riesce
a tenerlo sul solo scafo centrale e i galleggianti
vanno in acqua abbastanza raramente. E’ comunque
migliorabile e credo di averlo migliorato con il
progetto dello Slim di Fulvio Cocchi, molto più
stretto e dunque più difficile da tenere su un solo
scafo.
La barca, che è ancora bisognosa di messa a punto
per quanto riguarda l’attrezzatura, è leggermente
meno veloce del Gerovital con pochissimo vento ma
ha un passo decisamente migliore con più vento e
grazie alla miglior idrodinamicità degli scafetti
laterali rallenta meno quando questi entrano in
acqua. Personalmente sono convinto che sia oggi
lo scafo che ha più chances di vittoria nella classe
ma sono altrettanto convinto che anche questo progetto
può essere sensibilmente migliorato, eliminandone
qualche piccolo difetto pratico e soprattutto proseguendo
nella ricerca dell’ottimizzazione del compromesso
fra la minor resistenza, ottenuta soprattutto riducendo
la larghezza al galleggiamento, e la maggior stabilità
che si ottiene con il sistema contrario. Credo che
ci sia ancora materia per alimentare molte discussioni
e studi invernali in attesa delle prove in acqua
che ne convalidino o smentiscano la validità. Ho
parlato solo degli scafi e non delle vele perché
il discorso rischia di dilungarsi e l’argomento
è troppo ampio per essere trattato rapidamente:
lo lascio per una prossima occasione.
Nel
2007 i diecipiedi metteranno le ali?
Lo scorso anno la B.C.A.-Demco Kit ha lanciato
il trofeo “Record mondiale di velocità per diecipiedi”,
il cui regolamento è riportato in questa pagina.
Purtroppo non sono stati molti i diecipiedisti
a cimentarsi nella prova e forse il regolamento
andrà semplificato per incoraggiare una maggior
partecipazione. Il vincitore è risultato Fulvio
Cocchi che con il suo Slim ha raggiunto 9,6 nodi
di velocità a Cernobbio in una bella giornata
ventosa quasi ideale, tranne il dettaglio che
il GPS messo a disposizione dall’organizzazione
ha dato forfait sul più bello vanificando alcuni
“run” che sembravano brillanti.
Personalmente ritengo che questo record sia superabile
abbastanza agevolmente (può darsi che per farlo
basti metter le pile nel GPS). Non si dimentichi
che un diecipiedi ha una velocità critica di 4,15
nodi e quindi la velocità registrata è pari a
2,3 volte la velocità critica. Calcolando che
si considera che mediamente la planata inizia
a una velocità di 1,8 volte la velocità critica
e può arrivare per barche normali fino a 3 volte
tanto siamo ancora entro limiti che possono essere
certamente migliorati.
Il problema è che per planare una barca deve avere
caratteristiche che la rendono propensa a farlo
nonché una potenza adeguata per darle la necessaria
propulsione. Stando all’indice di propensione
alla planata dato dal dislocamento in kg diviso
per il prodotto fra piano di galleggiamento (m2)
e lunghezza al galleggiamento (m) (vedi pag 132
di “Introduzione al capire e progettare le barche”
di Paolo Lodigiani) purtroppo i diecipiedi non
sono barche che planano facilmente dal momento
che con un equipaggio di 80 kg si arriva a indici
che variano da 20 a 35 a seconda del tipo di barca,
mentre l’indice ideale dovrebbe essere inferiore
a 15. Si tratta comunque di un indice abbastanza
rozzo (come quasi tutti gli indici) e uno studio
più accurato richiede l’uso di formule apposite.
Senza stare a dettagliare tutti i passaggi (ciò
che sarebbe lungo e tedioso e mi imporrebbe una
macchinosa spiegazione della formula di Savitski
e di altre piacevolezze del genere) sono arrivato
a determinare che per arrivare alla planata completa,
ossia ad avere lo scafo quasi totalmente sostentato
dalla spinta idrodinamica sul fondo, una barca
come il Gerovital deve raggiungere una velocità
di circa 11 nodi (pari a 2,6 volte la sua velocità
critica) e che a questa velocità la resistenza
sarebbe di poco inferiore ai 160 N (circa 16 kg).
Per ottenere una corrispondente forza propulsiva
dalla velatura in condizioni ottimali (andatura
a 110° dal vento reale, barca piatta, vela con
buona efficienza) ci vorrebbe un vento reale fra
i 25 e i 30 nodi. Questi calcoli naturalmente
si basano su molte ipotesi che sono tutte da verificare
nella pratica. Per alcuni aspetti è più facile
calcolare la situazione per un diecipiedi/aliscafo:
la barca si comporta più o meno come un aereo
ed è noto che il calcolo aerodinamico degli aerei
è più semplice di quello aero-idrodinamico delle
barche. Nell’aliscafo che naviga a velocità elevate
sostentato dalle sue ali gran parte della resistenza
idrodinamica è costituita dalla componente di
resistenza della forza che si esercita sulle alette
sostentatrici, forza la cui componente di portanza
assicura il sollevamento dello scafo. Questa forza
è proporzionale alla superficie delle ali, mentre
la loro efficienza (rapporto fra portanza e resistenza)
è legata al profilo, al rapporto di allungamento,
alla velocità (migliora tanto più elevata è la
velocità) e all’angolo di incidenza. A 11 nodi
di velocità l’efficienza sarebbe molto elevata
e la resistenza sarebbe probabilmente inferiore,
seppure non di molto, a quella della barca planante,
ciò che significa che a parità di forza propulsiva
la barca accelererebbe raggiungendo una velocità
superiore. Il problema è il decollo in quanto
per riuscire a decollare una barca dotata di alette
deve superare un muro di resistenza superiore
a quello che una barca planante incontra per superare
la sua velocità critica. Per il Gerovital tale
muro si può calcolare a una velocità compresa
fra i 5 e i 6 nodi e può essere dell’ordine di
170/200 N (17/20 kg), ciò che richiederebbe un
vento abbondantemente superiore ai 30 nodi.
Ecco in breve le conclusioni di questo discorso
che, pur essendo abbastanza complesso, è più semplice
dei calcoli che ha richiesto e soprattutto enormemente
semplificato rispetto alla realtà:
- gli 11 nodi sono raggiungibili e superabili
ma non sarà facilissimo farlo con scafi plananti
né tantomeno con aliscafi. Forse un multiscafo
molto stretto è ancora il mezzo migliore o più
facile per stabilire il record di velocità.
- l’aliscafo è soluzione più difficile della planata
ma se si riescono a superare le difficoltà il
potenziale di velocità è superiore
- in ogni caso chi vuole cercare il record deve
uscire con venti forti, quindi bagni (per chi
prova) e divertimento (per chi assiste) assicurati.
- un Moth su alette ha raggiunto la strepitosa
velocità di 24,6 nodi. E’ evidente che dal momento
che il Moth ha la stessa superficie velica del
diecipiedi anche questo in teoria potrebbe farcela,
ma credo proprio che siamo su un altro pianeta
- anche in questo caso la materia per dibattiti
e riflessioni invernali d’altissimo contenuto
tecnico abbonda: le mie non sono che ipotesi e
calcoli rapidamente abbozzati; si può fare di
meglio, la sfida delle chiacchiere è aperta, in
attesa di quelle sull’acqua.
Cronache
del 2003
Non moltissime le novità della stagione 2003 nella
classe 10’ ma l’attività si sta consolidando e,
rispetto all’anno precedente, il numero medio dei
partecipanti ai raduni è cresciuto.
A questo può forse aver contribuito anche l’eccezionale
benevolenza di cui hanno dato prova gli dei che
sovrintendono alle condizioni meteorologiche nei
riguardi delle nostre manifestazioni: tutti i raduni
si sono svolti in condizioni di bel tempo e con
vento ideale per i 10’, né troppo, né troppo poco.
Unica eccezione la regata di Cernobbio, spostata
quest’anno agli inizi di ottobre e proprio nel giorno
in cui un fortunale con venti a oltre 100 km/ora
ha spazzato tutto il nord Italia. Ne sarebbero bastati
anche molti meno per mettere in difficoltà i 10’
e in effetti l’unico audace che ha osato sfidare
in queste condizioni le acque del lago di Como con
un trimarano ha faticato non poco a ritornare integro
alla base. Gli altri equipaggi hanno approfittato
dell’ozio forzato per chiacchierare, fare programmi
per la prossima stagione, rifocillarsi e soprattutto
per commentare le nuove barche che si erano presentate
all’appuntamento e di cui si attendeva il debutto.
Due in particolare hanno catalizzato l’attenzione:
-
il multiscafo
di Jacopo Faggioni, che, dopo essere stato
uno dei fondatori della classe, da qualche
anno latitava. Della sua nuova barca si favoleggiava
da tempo ma, malgrado la lunga attesa, è sembrata
ancora un po’ incompiuta. Il costruttore ha
assicurato che nel 2004 sarà pienamente funzionante
-
un monoscafo
dall’aria molto aggressiva arrivato da Ravenna
a bordo di un furgone che ricordava, fatte
le debite proporzioni, le motor home della
Formula 1
Il primo si è limitato a toccare l’acqua senza
staccarsi dalla riva, ma dimostrando, quanto meno,
che galleggia. Il secondo non è nemmeno sceso
dal furgone: ha suscitato molta ammirazione ma
per sapere come va dovremo aspettare il prossimo
anno.
Per quest’anno credo di poter ancora affermare
che la barca più veloce del circuito è il mio
Gerovital. Progettato e costruito (in poco più
di tre giorni!) nel corso di costruzione della
B.C.A.-Demco Kit tenutosi in aprile con l’unico
scopo di essere il 10’ più veloce (non il più
bello né il più comodo) ha dimostrato vincendo
4 delle 5 regate a cui ha partecipato di aver
raggiunto lo scopo. Bello non si può definire
e all’aspetto estetico non giova il livello di
finitura, eufemisticamente definibile come approssimativo.
Quanto alla comodità per essere tenuto in equilibrio
sullo stretto scafo centrale (senza che i piccoli
galleggianti laterali tocchino l’acqua) in bolina
ci si deve muovere in continuazione, in poppa
si deve stare in ginocchio sul fondo: l’ho chiamato
Gerovital perché mi servirebbero dosi massicce
dell’omonimo medicinale prima di ogni regata!
L’avversario principale, e detentore nel 2003
della Coppa di Campione Italiano (già vinta nel
2000 e nel 2001), è stato Nero Cirla sul suo Piccolo,
confermatosi regolarissimo sia nell'essere sempre
in lotta per le prime posizioni, sia nell'assiduità
di presenza alle regate. Sportivamente egli stesso
ha proposto un nuovo punteggio che premi un po’
meno la regolarità nei piazzamenti e grazie a
questo speriamo che quest’anno sia un po’ meno
difficile batterlo.
Un po’ in ombra in questa stagione Guido Ratti,
che ha presentato come unica novità un trimarano
identico al precedente tranne gli scafi laterali
asimmetrici. Ottima barca, ma dalla fantasia di
Guido Ratti ci si aspettava qualcosa di più creativo:
pare che quest’anno rimedi presentando ai raduni
la sua barca-libreria (vedi “Alibi” sul nostro
catalogo), molto attesa sia da chi ama la vela
che da chi ama i libri.
Altre due novità fra le barche partecipanti sono
scaturite dalla realizzazioni di progetti che
avevano partecipato al concorso di progettazione
dello scorso anno: si tratta del Tico, di Luigi
Scarnicchia, e dello Scheggia di Umberto Rodanò.
Entrambe le barche sono presenti nel nostro catalogo.
Hanno confermato di avere buone potenzialità ma
necessitano ancora di messa a punto e soprattutto
di buone vele.
Fra le nuove manifestazioni del 2003 segnaliamo
quella tenutasi a Fano in maggio in concomitanza
con il Raduno Nazionale degli Autocostruttori
organizzato dal Cantierino. Ottime l’accoglienza
e l’organizzazione, simpatico l’ambiente e il
contorno ma non molti i 10’ presenti, a testimonianza
del fatto che la classe stenta a diffondersi in
centro e sud Italia, in mancanza di un numero
congruo di barche e forse anche di un animatore
che promuova l’attività.
Contiamo comunque sul Cantierino (e, perché no,
anche eventualmente su altri) per cambiare questa
situazione. A questo proposito segnaliamo l’iniziativa
del Palio Marinaro di Bari, di cui abbiamo riferito
nel notiziario, inserita nel calendario 2004 della
classe.
L’annuale Assemblea, tenutasi in novembre come
di consueto su un barcone ancorato sul Ticino
a Pavia, ha fissato sia pure in modo non definitivo
il calendario delle manifestazioni, che qui riportiamo,
invitando chi fosse interessato a informarsi presso
il segretario di classe sulle date definitive:
Nell’Assemblea è stato ancora una volta confermato
per acclamazione segretario di classe Roberto
Prina, a cui consigliamo di rivolgersi per qualunque
informazione sull’attività della classe (tel.
Uff.0382-25002 casa 0382-21657) roberto.prina@libero.it
Cronache
del 2002
Con il raduno tenutosi a Tavernola sul lago d’Iseo,
aggiunto all’ultimo momento al calendario delle
manifestazioni, si è chiusa, con un prolungamento
di 20 giorni rispetto alla consuetudine, la stagione
2002 della classe 10’. La stagione è stata nel complesso
positiva ed ha visto una discreta frequenza a tutte
le manifestazioni, con una punta di 25 imbarcazioni
alla regata di Cernobbio a fine maggio.
Alle tradizionali manifestazioni se ne sono aggiunte
due che verranno ripetute anche quest’anno:
-
la prima si
è svolta il secondo week-end di maggio, in
occasione della Velalonga, una regata “poco
competitiva” e aperta a tutte le derive che
viene organizzata ogni anno dal Circolo Velico
Casanova nello splendido scenario della laguna
Veneta. Nel 2002 sono state invitate anche
le barche autocostruite e i 10’, che sono
intervenuti in buon numero e hanno fatto classe
a sé. La regata si è tenuta in contemporanea
con il “Navalis”, la mostra riservata alle
barche in legno, ciò che ha consentito un
magnifico arrivo all’Arsenale, abitualmente
chiuso al pubblico, proprio nel cuore di Venezia..
Con poco vento destreggiarsi fra le correnti
e i bassifondi dei canali lagunari non era
facilissimo ed è stato giocoforza aiutarsi
con remi e pagaie per superare qualche passaggio
altrimenti invalicabile, ma questo nulla ha
tolto al divertimento e alla bellezza di una
manifestazione che ci auguriamo venga sempre
più frequentata da autocostruttori e diecipiedisti.
Ottime l’organizzazione e l’ospitalità da
parte del Circolo Velico Casanova.
-
Un buon successo
con 12 partecipanti malgrado la stagione abbastanza
avanzata (22 ottobre) ha arriso anche all’ultimo
raduno sul lago di Iseo, che per la prima
volta ospitava i 10’.
Dal punto di vista “agonistico” (chi frequenta i
raduni capisce perfettamente perché il termine è
virgolettato) la stagione è stata dominata da Roberto
Prina, segretario di classe, sul suo velocissimo
proa Rimini Rimini. Quanto poco agonistica sia la
classe è dimostrato dal fatto che Prina, stufo di
vincere, ha messo in vendita la sua barca, con l’intenzione
di farne un’altra (presumibilmente più lenta). L’unica
nuova barca che si è inserita nelle posizioni di
testa è il Giormax di Paolo Lodigiani (di cui riportiamo
una breve presentazione), classificatasi seconda
nel campionato. Nient’altro purtroppo di nuovo nelle
posizioni di testa, dove anche quest’anno sono rimasti
i “soliti noti”: Nero Cirla con Piccolo, i coniugi
Guido e Maria Giulia Ratti rispettivamente su Moscerino
e Tripessit, quest’anno un po’ discontinui nei loro
risultati; una menzione particolare meritano Umberto
Rodanò e Beppe Zaccala che con dei Farò di serie
riescono sempre ad impensierire i più veloci prototipi.
Speriamo che nel 2003 ci sia qualche “new entry”
fra le barche in lotta per la vittoria. Per nostra
fortuna la classe 10’ è ben lontana da quell’agonismo
esasperato che caratterizza molte altre classi.
C’è quindi lo spazio per migliorare tecnicamente,
concependo e costruendo barche più veloci di quelle
oggi vincenti, senza con questo inquinare il carattere
rilassato e cordiale della classe, ossia continuando
a pensare che è più importante divertirsi, sperimentare
e ritrovarsi fra amici che vincere. Naturalmente
nella classe ci sono anche i “decubertiniani” puri,
quelli che già partono sapendo che non hanno nessuna
aspirazione alla vittoria: anzi sono loro, oltre
che la maggioranza dei partecipanti ai raduni, quelli
che meglio ne interpretano lo spirito, che è appunto
quello di un raduno e non di una regata. Noi apparteniamo
al gruppo, che ci auguriamo sia sempre più folto,
dei “decubertiniani” un po’ meno puri: ci piace
partire sperando di vincere; se poi non succede
ci divertiamo ugualmente.
Nell’assemblea della classe tenutasi il 10.11.2002
ed è stato definito il calendario del 2003, che
qui riportiamo. Come si vede anche quest’anno sono
state introdotte due nuove manifestazioni (Fano,
Lago Ceresio) per consentire a chi frequenta la
classe da molti anni di conoscere e frequentare
nuovi posti, unendo l’utile al dilettevole (o, per
meglio dire, il dilettevole al dilettevole).
Il raduno di Fano si svolge in contemporanea con
il Raduno nazionale degli autocostruttori, di cui
parliamo nel Notiziario, rinviando per maggiori
informazioni al sito del Cantierino (www.ilcantierino.it),
promotore della manifestazione.
Il
Giormax
Due parole sul Giormax, la mia barca, doverose anche
perché prima di essere messa in acqua è stata oggetto
di commenti e appellativi tutt'altro che benevoli:
i più gentili l' hanno chiamata una ciabatta, una
bara, una scatola di matite e così via Effettivamente
bella non è: lunga 3.05 m e larga 0,75 cm ha pianta
e sezioni rigorosamente rettangolari. Solo il profilo
non è rettangolare (va bene una scatola ma non esageriamo!).
La costruzione è stata fatta in tre giorni nel corso
di costruzione tenutosi in aprile e le finiture,
devo ammetterlo, non sono "Bristol fashion".
Due aspetti tuttavia le danno dignità: il primo
è che, come ormai dimostrato dai risultati, funziona.
Il secondo è che si tratta di un progetto d'epoca:
Giormax era una barca che ha avuto un certo successo
in Liguria prima della seconda guerra mondiale.
Il primo esemplare era stato costruito da tali Giorgio
e Massimo che avevano trovato in mare uno scarpone
di idrovolante e ne avevano approfittato per farne
una barchetta, restando poi stupiti di come andava
bene. I disegni sono riportati su un classico libro
sulla costruzione di barche dell'anteguerra, il
Corsico e io li ho modificati solo in piccola parte.
Ne riporto l'illustrazione. I piani del mio Giormax
sono disponibili al prezzo di 40 Euro, ma disegnarlo
è talmente facile che chiunque può farseli da sé.
Cronache
del 2001
Il raduno di Sestri Levante tenutosi in occasione
del quinto Raduno nazionale degli autocostruttori
ha chiuso come di consueto la stagione "agonistica"
della classe. Nell'ultima prova competitiva della
stagione si è imposto Paolo Lodigiani su BABY BAGGIE
II mentre campione dell'anno si è confermato Nero
Cirla su PICCOLO. Ancora una volta quindi il successo
finale ha arriso a monoscafi collaudati e già protagonisti
nelle stagioni passate ma quest'anno essi hanno
dovuto far fronte ad una concorrenza molto più accanita
e hanno dovuto lottare con alcuni neoarrivati molto
competitivi che certamente daranno del filo da torcere
nel 2002.
In particolare si sono distinti per le loro potenzialità
il nuovo proa del segretario di Classe, Roberto
Prina, il trimarano a fondo piatto di Marco Casavecchia
e il TRI PESCIT di Maria Giulia Ratti, che già lo
scorso anno si era dimostrato molto veloce e competitivo.
Il più delle volte queste barche hanno dimostrato
di potersi imporre sui motoscafi, ormai un po' in
affanno nel difendere il loro primato. Se ne deve
dedurre che nella classe 10' è ormai al tramonto
la lunga stagione dei monoscafi e si apre un periodo
di dominio di trimarani e catamarani? Personalmente
ne dubitiamo ma saranno le regate del prossimo anno
a dare una risposta a questo appassionante interrogativo;
quello che è certo è che la battaglia sarà accesa
e che per imporsi i nuovi monoscafi dovranno essere
più spinti di quelli costruiti finora. La sfida
è aperta e ci auguriamo che siano in molti ad accoglierla.
Per stimolare la creatività dei diecipiedisti o
di aspiranti tali la classe ha deciso di lanciare
un concorso di progettazione e segnaliamo inoltre
che anche quest'anno terremo un corso di costruzione
finalizzato alla realizzazione di nuovi 10'.
Per quanto riguarda la vitalità della classe il
numero dei partecipanti ad ogni evento è stato abbastanza
soddisfacente, con un minimo di 12 barche a tutte
le manifestazioni ed una punta di 24 in occasione
del raduno di Cernobbio. Purtroppo per contro alcuni
raduni, osteggiati dal maltempo che quest'anno è
stato particolarmente dispettoso con il calendario
della classe, sono stati annullati. E' ben vero
che i concorrenti della 10' vanno in barca per il
piacere di farlo e in caso di pioggia o vento troppo
forte preferiscono indulgere ai piaceri della banchina
piuttosto che affrontare il maltempo ma forse un
po' più di grinta e di spirito di sacrificio non
guasterebbe e la minaccia di qualche goccia di pioggia
non dovrebbe costituire un motivo sufficiente per
non presentarsi nemmeno sulla linea di partenza.